“Marittimi e Amianto, Ammalarsi dopo 30 anni e non saperlo”

La grande partecipazione di pubblico, l’interesse dimostrato verso gli incontri tenuti a Mola di Bari e a Molfetta hanno dimostrato quanto l’argomento dei marittimi amianto sia sentito.


Medici, psicologi e avvocati tra cui l’Avv. Mitchell S. Cohen, illustre ospite statunitense del foro di Philadelphia e l’Avv. Pierpaolo Petruzzelli, del foro di Bari, con cui collaboriamo da anni, hanno approfondito gli aspetti più nascosti dell’essere vittima di amianto, dalla diagnosi al rifiuto della malattia, dai danni psicologici poco dibattuti alla richiesta di risarcimento.

Sono stati approfonditi tutti i temi collegati all’amianto e alle malattie che provocano, con particolare attenzione al mesotelioma pleurico, la malattia più diffusa tra i marittimi, quella più subdola e aggressiva che si insidia silenziosamente nella vittima per poi manifestarsi a distanza di decenni.

Gli interventi della Dott.ssa Monica Vero, psicoterapeuta, e del Dott. Vito Luisi, specialista in Medicina del lavoro universitaria presso il Policlinico di Bari, hanno illustrato invece un aspetto che accomuna gran parte dei marittimi: quello psicologico. Diffidenza e riservatezza, inconsapevolezza e incredulità sono fattori che giocano un ruolo determinante dopo la diagnosi della malattia.

Ciò che rende ancora più dura la scoperta dell’essere malati è il collegamento con la compagnia per la quale si è lavorato, la stessa in cui si riponeva estrema fiducia e tanta stima. Ancora adesso, a distanza di anni dalla presa di coscienza e dalla traduzione in termini di legge, la componente psicologica cede spesso il passo agli aspetti fisici della malattia, alle sue ripercussioni sull’organismo, ignorando quello che viene definito il danno psicologico o danno non patrimoniale.

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