Nell’esperienza delle persone che hanno lavorato a bordo di navi o nei cantieri navali, si riscontra spesso la convinzione che l’esposizione all’amianto diventi pericolosa solo dopo molti anni di lavoro continuativo. Questo è uno dei principali equivoci che possono ostacolare il riconoscimento dei propri diritti.
Il mesotelioma pleurico è una patologia che si caratterizza per una latenza molto lunga e per la capacità di manifestarsi anche a distanza di decenni dal contatto con le fibre di amianto.
Numerosi studi clinici e l’esperienza degli enti previdenziali hanno chiarito che non è necessario aver lavorato per un lungo periodo in ambienti contaminati per sviluppare questa malattia.
In molti casi documentati, un’esposizione limitata nel tempo si è rivelata sufficiente a determinare l’insorgenza del mesotelioma, poiché anche l’inalazione di una quantità ridotta di fibre può provocare una reazione progressiva, che rimane silente per anni e si manifesta soltanto in età avanzata.
Chi ha lavorato anche per pochi mesi in sala macchine, nelle operazioni di coibentazione, di manutenzione o di demolizione navale, è stato esposto a un rischio concreto: non è quindi corretto ritenere che la breve durata dell’attività lavorativa precluda la possibilità di tutela. Il principio che guida le valutazioni è la presenza del nesso causale tra l’esposizione all’amianto e la patologia diagnosticata, indipendentemente dalla durata del contatto.
La storia professionale di ogni marittimo merita di essere esaminata con attenzione, perché nessuna esposizione può essere sottovalutata o considerata “trascurabile”.
L’esperienza scientifica e legale conferma che anche un’esposizione breve può cambiare il corso della vita.